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Il farmaco anti-Covid di cui tanto si parla. La spiegazione data da Giuseppe Ippolito dello Spallanzani

Da Oxford è arrivata la notizia di una possibile svolta nella cura della Covid-19: il desametasone, un antinfiammatorio steroideo, tra l’altro molto ecomomico, poco più di 5 euro, che sarebbe efficace come nessun altro farmaco usato finora. In realtà la buona notizia non è una vera sorpresa, come spiega Giuseppe Ippolito, il direttore scientifico dell’Istituto nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma.

Innazitutto “non è un nuovo farmaco: il cortisone si è sempre usato, è un antinfiammatorio per definizione e questo studio, che – sottolinea – ancora non è stato pubblicato, perché è solo un preprint, conferma l’intuizione di molti: che il cortisone potesse essere estremamente utile”.E Ippolito ricorda “che questo studio viene dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità, nelle fasi iniziali di questa epidemia aveva detto più volte che il cortisone non doveva essere usato. A conferma che la malattia è in rapida evoluzione così come le conoscenze, questo studio sembra supportare l’idea che gli steroidi possano essere utili.La decisione dell’Oms era stata presa sulla base di esperienze di altre malattie infettive, perché l’uso di steroidi nelle malattie infettive è oggetto di dibattito da molti decenni.

E ora questo studio, che è uno studio fatto con la stessa Oms, che da un lato diceva di non usarlo dall’altro supportava questo trial che fa vedere che c’è un effetto benefico degli steroidi”.Il direttore dello Spallanzani comunque aspetta di saperne di più e ribadisce che “lo studio per adesso è solo un comunicato stampa, quando lo leggeremo per intero, capiremo se tutto quello che è scritto nel comunicato è vero”. E “c’è da dire che il farmaco è largamente usato nei pazienti in terapia intensiva, sia nelle terapie intensive in genere che per il Covid. Quindi io aspetterei la pubblicazione, bisognerà leggerla attentamente, ma è importante smentire l’idea che il cortisone faccia male. Questo studio dà per la prima volta un’indicazione chiara sul potenziale benefico effetto del cortisone, l’antinfiammatorio di scelta a basso costo che si consce da tempo”.Un farmaco che “tutta l’Italia ha usato e ci sono anche trials in corso, approvati da Aifa sugli steroidi.

Visto il numero di pazienti che questo studio ha coinvolto, tutti gli altri non reggeranno il confronto”. E’ la possibile arma anti-covid? : “E’ un pezzo della potenziale terapia. In ogni caso è il più potente antinfiammatorio che il mondo da tanti anni conosce e ha usato. Però – aggiunge Ippolito – bisogna capire bene le dosi e la fase in cui è stato somministrato. Tutte cose che non sono riportate nel comunicato, quando lo studio sarà pubblicato ne sapremo di più. Finora nessuna terapia è risultata assolutamente superiore, questa esperienza con gli steroidi è il primo studio di grandi dimensioni che ci dice che gli steroidi funzionano”.

In sintesi, “nel comunicato di Oxford c’è scritta una cosa sostanzialmente: che il cortisone fa bene, che il cortisone certo non fa male e in alcuni casi può essere risolutivo . Mi sembra questa la vera analisi, quando leggeremo lo studio completo ne potremo dire di più”

GuardiaCivica - Il farmaco anti-Covid di cui tanto si parla. La spiegazione data da Giuseppe Ippolito dello Spallanzani

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