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Turno pomeridiano: la madre lavoratrice può opporsi

Divieto di discriminazione sul luogo di lavoro: rifiutare il turno di mattina alla madre che nel pomeriggio deve badare ai figli è illegittimo. Le discriminazioni sul posto di lavoro possono assumere diverse facce, specie quelle di genere. Ai danni della donna, ad esempio, potrebbero consistere nell’imporre un orario di entrata molto rigido al mattino, senza tenere conto del fatto che una mamma deve prima accompagnare i figli a scuola oppure nell’imporre un turno pomeridiano, senza considerare che la donna potrebbe aver bisogno di stare a casa con i figli, per seguirli nei compiti dopo la scuola. 

Le discriminazioni sull’orario di lavoro

L’assegnazione a una lavoratrice madre di un orario di lavoro diverso da quello di tutti gli altri dipendenti e la mancata proroga del contratto di lavoro a tempo determinato, a differenza di quanto concesso ad altri dipendenti, costituiscono due ipotesi di discriminazione diretta. Questo perché la lavoratrice madre non è come gli altri.

Lo aveva detto, tempo fa, il tribunale di Firenze [2]. Un ordine di servizio che “irrigidisca” l’orario di lavoro, svantaggiando i dipendenti-genitori rispetto a quelli non-genitori può essere considerato una discriminazione diretta. 

Come tutti sanno, infatti, è difficile conciliare il lavoro con le necessità della famiglia. Sancire delle sanzioni disciplinari a chi fa tardi la mattina di qualche minuto rispetto all’orario di apertura espone i dipendenti genitori a un maggior rischio visto che, a differenza degli altri, devono lasciare i bambini a scuola (e certo non potrebbero farlo con largo anticipo, lasciandoli in mezzo a una strada)

Orario di lavoro diverso alla donna madre

Il tribunale di Pesaro ha deciso due interessanti casi. Il primo è quello di una lavoratrice che, rientrata dalla maternità, era stata spostata di turno con assegnazione di mansioni nella fascia pomeridiana e serale (dalle 14.30 alle 21.30). 

Scontato il grave pregiudizio alla sua vita familiare, non potendosi più occupare dei suoi quattro figli. Per non perdere il posto, la lavoratrice si vedeva costretta ad incaricare i figli più grandi di badare ai piccoli per tutto il pomeriggio. La datrice, peraltro, non adibiva la ricorrente al turno mattutino nemmeno per le sostituzioni degli assenti, preferendo addirittura rivolgersi a personale esterno.

Il comportamento del datore di lavoro è stato considerato dal tribunale discriminatorio: volto cioè a rendere più difficile l’esecuzione della prestazione lavorativa, al fine di far dimettere la donna.

Così il giudice ha ordinato all’azienda di ripristinare la turnazione, garantendo alla ricorrente di lavorare come aveva in precedenza fatto.

Nel secondo caso, un’azienda non prorogava il contratto a termine scaduto ad una lavoratrice (durante il periodo di sospensione per maternità obbligatoria) a differenza di quanto disposto per i suoi otto colleghi, tutti assunti con contratto di lavoro a termine in ragione della stessa graduatoria e della stessa delibera.

Anche in questo caso, il giudice ha ravvisato una discriminazione nei confronti della lavoratrice madre e, per l’effetto, ha costituito tra le parti un contratto a termine del tutto analogo a quello sottoscritto con i colleghi della ricorrente

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GuardiaCivica - Turno pomeridiano: la madre lavoratrice può opporsi

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