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Le modifiche Unilaterali dei tassi e delle condizioni contrattuali da parte delle Banche

Spesso accade che la banca modifichi il costo del denaro finanziato e, cioè, il tasso d’interesse debitore. Questa modifica però, pur se motivata  dalla variazione dei costi a carico della banca per l’acquisto della provvista, non da la possibilità al correntista di conoscere previamente l’effettivo onere dell’operazione. 

La Giurisprudenza ha spesso riconosciuto l’inefficacia di simili variazioni unilaterali disponendo, in caso di addebito di interessi al tasso superiore a quello legale, l’applicazione dell’art. 1284 cod. civ. con conseguente ricalcolo, quindi, al tasso legale.

Nell’attuale quadro normativo, invece, il problema della eventuale inefficacia di simili variazioni unilaterali, nel corso del rapporto, può porsi solo nel caso in cui manchi una valida convenzione scritta oppure nel caso in cui non siano osservate le formalità prescritte dalla legge a tutela del correntista.L’art. 118 T.U.B., infatti, al primo comma, prevede espressamente la possibilità, nei contratti a tempo indeterminato, di variare unilateralmente – e, dunque, anche in senso sfavorevole al cliente – i tassi, i prezzi e le altre condizioni del contratto qualora sussista un giustificato motivo e purché tale facoltà sia convenuta con clausola approvata specificamente dal cliente (109); negli altri contratti di durata, come in quelli a tempo determinato, invece, tale possibilità di variazioni, in forza di quanto disposto dalla seconda parte del primo comma dell’art. 118, può essere convenuta esclusivamente per le clausole non aventi ad oggetto i tassi di interesse e sempre che sussista un giustificato motivo.Il comma successivo inoltre, prevede che la banca che eserciti la facoltà di variare unilateralmente qualunque condizione contrattuale deve prima comunicare espressamente ai clienti tali variazioni.

IL PRINCIPIO DELLA TRASPARENZA

Anche l'organo di vigilanza ha sempre avuto a cuore la preoccupazione di uniformare le regole di trasparenza e correttezza tra banche e Clienti ed infatti la Banca d’Italia ha prescritto agli istituti bancari precise regole riunite in un testo dal titolo: “Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari. Correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti”. 

Lo scopo della disciplina è quello di rendere effettiva, sia pure nei limiti dell’autonomia negoziale di ogni intermediario, la conoscibilità da parte della clientela degli elementi essenziali del rapporto contrattuale: ciò prima ancora della sua instaurazione.

Tali regole, applicabili a tutte le operazioni e servizi aventi natura bancaria e finanziaria (anche fuori dai locali commerciali), tranne ai servizi ed attività di investimento di cui all’art. 23 del Testo Unico Finanziario, ovviamente, non costituiscono fonte di legge, bensì, sotto vari aspetti, ribadiscono quanto già imposto dal Testo Unico Bancario, dal codice civile, dal codice del consumo o da altre specifiche norme (ad esempio, in tema di variazioni contrattuali, art. 2 sezione IV che richiama il testo dell’art. 118 T.U.B.; oppure, in merito al diritto del cliente di ottenere copia della documentazione, art. 4 sezione IV che ribadisce quanto già disposto dall’art. 119 T.U.B.). È stato, infatti, precisato che la disciplina deve essere considerata unitamente alle altre norme previste dall’ordinamento a tutela della correttezza e trasparenza.

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