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Anche le manifestazioni extragiudiziali di volontà del compratore interrompono la prescrizione dell'azione di garanzia

Beni venduti difettosi e denuncia dei vizi: per interrompere la prescrizione è sufficiente un atto stragiudiziale.  E’ quanto chiarito dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite, nella sentenza dell’11 luglio 2019, n. 18672 

1. Il caso

La pronuncia in esame trae origine da una richiesta riduzione del prezzo dei beni acquistati, risultati affetti da vizi. L’azione era stata intrapresa da un’azienda agricola che aveva convenuto in giudizio la ditta venditrice di una partita di piante affette da virosi; l’attrice chiedeva, ai sensi degli artt. 1490 e 1492 c.c., la riduzione del prezzo della merce acquistata dalla convenuta, salvo il risarcimento dei danni da liquidarsi in separato giudizio. In particolare, esponeva di aver provveduto alla restituzione di una parte delle piante acquistate e di aver reiterato la denuncia per vizi con diverse raccomandate, ma la venditrice, senza dare riscontro, aveva proceduto per il recupero coattivo del credito residuo. Costituitasi in giudizio, la convenuta aveva eccepito la tardività della denuncia dei vizi e la conseguente decadenza dalla garanzia, nonché la prescrizione dell'azione.

Il giudice di prime cure ha accolto la domanda di riduzione del prezzo. Tale pronuncia, è stata poi confermata in appello; avverso detta sentenza di merito, la parte venditrice ha proposto ricorso per cassazione.

2. La questione rimessa alle Sezioni Unite

La questione di particolare importanza prospettata dalla Seconda Sezione della Suprema Corte, riguarda l'individuazione degli atti idonei a interrompere la prescrizione di cui all'art. 1495 c.c., comma 3, ai sensi dell'art. 2943 c.c. e segg., ovvero quale effetto possa essere riconosciuto agli atti stragiudiziali interruttivi e se gli stessi possano inibire il decorso della prescrizione in relazione alle azioni edilizie di cui all'art. 1492 c.c., comma 1. La risoluzione di tale questione è stata sottoposta all'esame delle Sezioni Unite.

3. La decisione

Nell’esaminare il caso in oggetto, il Collegio ha precisato che l'azione di garanzia per i vizi e la mancanza di qualità dovute si prescrive in un anno dalla consegna ex art. 1495 c.c., comma 3; tale termine prescrizionale abbreviato inizia a decorrere dal momento della consegna, ma, qualora essa non venga accettata, non decorre, poiché il rifiuto dell'acquirente non consente di considerare eseguita la prestazione. 

Tra l’altro, ai sensi dello stesso art. 1495 c.c., comma 3, il compratore può avvalersi della garanzia in esame anche oltre il suddetto termine prescrizionale allorquando sia il venditore ad agire per l'esecuzione del contratto. 

Inoltre, in tema di prescrizione, le Sezioni unite hanno ritenuto applicabile la disciplina generale, con la conseguente operatività, tra l'altro, delle ordinarie cause di interruzione e di sospensione.

Nella questione in esame, si verte nell'ipotesi di far valere il "diritto alla garanzia" derivante dal contratto, rispetto al quale, non si frappongono ostacoli decisivi che impediscono l'applicabilità della disciplina generale della prescrizione, compresa quella stabilita in materia di interruzione e sospensione.

Qualora il compratore si avvalga della "garanzia", potrà fa valere l'inadempimento di una precisa obbligazione del venditore (contemplata dall'art. 1476 c.c., n. 3) anche attraverso una manifestazione di volontà extraprocessuale, conformemente a quanto stabilisce l'art. 1492 c.c., comma 2, che, prevedendo che "la scelta è irrevocabile quando è fatta con la domanda giudiziale", significativamente la prefigura, collegando alla domanda processuale, la sola impossibilità di rimeditare l'opzione tra risoluzione e riduzione del prezzo.

Orbene, anche secondo tale argomento è ammissibile l'interruzione della prescrizione con un atto stragiudiziale, atteso che l'interruzione si limita a far perdere ogni efficacia al tempo già trascorso prima del compimento dell'atto, senza interferire con il modo di essere del diritto.

A ciò si aggiunga che, la validità dell'interruzione della prescrizione secondo la disciplina generale, anche mediante atti stragiudiziali consentirebbe al venditore, in seguito della costituzione in mora, di eliminare i vizi lamentati, evitando che il compratore eserciti inevitabilmente l’azione giudiziale.

Dunque, le Sezioni Unite hanno ritenuto che non vi siano validi motivi per negare al compratore di avvalersi della disciplina generale prevista in tema di prescrizione e, di conseguenza per imporgli di agire necessariamente in via giudiziale per far valere la garanzia per vizi.

In ragione delle suesposte argomentazioni, non solo le domande giudiziali ma anche gli atti stragiudiziali di messa in mora, da parte del compratore, costituiscono cause idonee ad interrompere la prescrizione: pertanto, se la parte comunica anche con atto extraprocessuale entro l'anno dalla consegna, un nuovo periodo di prescrizione di un anno come previsto dall'art. 2945 c.c., comma 1, inizia a decorrere e l'idoneità interruttiva di tali atti potrà anche favorire una risoluzione stragiudiziale preventiva della possibile controversia rispetto all'esercizio dell'azione giudiziale.

4. Il principio di diritto

Rigettato integralmente il ricorso, le Sezioni Unite hanno enunciato il seguente principio di diritto: “nel contratto di compravendita, costituiscono - ai sensi dell'art. 2943 c.c., comma 4, - idonei atti interruttivi della prescrizione dell'azione di garanzia per vizi, prevista dall'art. 1495 c.c., comma 3, le manifestazioni extragiudiziali di volontà del compratore compiute nelle forme di cui all'art. 1219 c.c., comma 1, con la produzione dell'effetto generale contemplato dall'art. 2945 c.c., comma 1.” (fonte: Altalex  Avv. Maria Elena Bagnato)


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