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La TV digitale cambia. Tempi e modalità dell'operazione. Previsto un bonus da 100 euro. Come richiederlo.

Bonus tv 2021 da 100 euro, come funziona e chi ne ha diritto I punti chiave Bonus fino a 100 euro, stop quando si esaurisce la dote di 100 milioni Serve l’autocertificazione su canone e rottamazione Il vecchio bonus un mezzo flop, ora nuova campagna informativa

Parte lunedì 23 agosto 2021 il bonus rottamazione tv per l’acquisto di televisori compatibili con il nuovo digitale terrestre. Per il passaggio al nuovo sistema, visto lo scarso successo ottenuto dalle vecchie campagne di informazione e di sostituzione degli apparati, il ministero dello Sviluppo economico (Mise) ha fissato tempi più lunghi rispetto al disegno originario. Il cambiamento tecnologico avverrà in due tappe: prima con la migrazione alla codifica Mpeg-4 poi con lo standard DVB-T2.

Sarà disponibile direttamente lunedì, fanno sapere dall’Agenzia delle entrate, la piattaforma sulla quale i rivenditori dovranno trasmettere i dati degli utenti e ricevere il via libera per praticare lo sconto. Si attende poi la pubblicazione sul sito del Mise dell’elenco dei rivenditori che aderiscono all’iniziativa: la raccolta dei dati è in corso e sarà aggiornata anche con il caricamento dei dati sulla piattaforma dell’Agenzia, fa sapere il ministero confermando comunque la partenza del bonus lunedì.

Bonus fino a 100 euro, stop quando si esaurisce la dote di 100 milioni

Il contributo per l’acquisto di un nuovo apparecchio televisivo è riconosciuto sotto forma di sconto pari al 20% del prezzo di vendita, fino a 100 euro comprensivi di Iva. Sono inclusi anche gli acquisti online. Al bonus possono accedere, senza tetto Isee (indicatore della situazione economica equivalente) e per l’acquisto di un solo apparecchio televisivo, tutti gli utenti residenti in Italia intestatari del canone Rai e quelli con almeno 75 anni di età al 31 dicembre 2020 e quindi esenti dal pagamento. L’incentivo si può richiedere fino al termine del 2022 o fino all’esaurimento delle risorse. Si tratta di 100 milioni di euro: in teoria quindi, a fronte di bonus pieni di 100 euro, sarebbero disponibili 1 milione di contributi.

In uno scenario simile, si tratterebbe di un decimo della platea interessata: secondo le stime di marzo della Fondazione Ugo Bordoni-Swg, al netto dell’effetto incentivi, sono 10,2 milioni le famiglie che non hanno televisori pronti per il DVB-T2. È comunque possibile un rifinanziamento dei bonus con la legge di bilancio.

Serve l’autocertificazione su canone e rottamazione

È necessario rottamare un apparecchio non conforme al nuovo standard DVB-T2 quindi acquistato prima del 22 dicembre 2018. Operazione da fare presso il rivenditore o preventivamente presso un centro comunale di raccolta RAEE consegnando un modulo disponibile sul sito Mise con il quale l’utente attesta il riciclo e autocertifica la titolarità dell’abbonamento Rai e la non conformità del televisore al DVB-T2. Non c’è il limite Isee che invece, fissato a 20mila euro, vale per il vecchio bonus tv-decoder (questo senza rottamazione) tuttora in vigore ma ridotto da 50 a 30 euro. Il nuovo bonus è cumulabile con il vecchio.

Il vecchio bonus un mezzo flop, ora nuova campagna informativa

La scarsa campagna di informazioni e sensibilizzazione degli utenti spiega lo scarso successo, fin qui, del vecchio bonus tv-decoder che era stato introdotto con la legge di bilancio 2019. Dal 18 dicembre 2019 al 16 agosto 2021 sono stati erogati bonus per appena 30,2 milioni sui 151 milioni disponibili: 607.825 contributi totali di cui 480.972 per televisori e 126.853 per decoder. Per dare una spinta al passaggio, ora il Mise ha avviato una nuova campagna di comunicazione, ha attivato un sito dedicato e un call center (06 87.800.262).

Cambio tv necessario solo per modelli non recenti

Sulla pagina web del Mise è presente una lista di prodotti idonei già predisposta in occasione del lancio del vecchio bonus. I televisori inclusi tuttavia non esauriscono l’intera gamma di modelli con le caratteristiche adatte. Se il proprio televisore non compare potrebbe comunque essere un modello di nuova generazione. Se la tv è stata acquistata a partire da gennaio 2017, secondo le Faq del Mise, sarà compatibile con il cambiamento introdotto dal primo passaggio tecnologico cioè la dismissione della codifica MPEG-2 a favore dell’MPEG-4 su standard DVB-T1: in sostanza servono televisori per l’alta definizione (HD). Se poi la tv è stata acquistata a partire dal 22 dicembre 2018 risulterà compatibile con il nuovo standard DVB-T2 e la relativa codifica HEVC Main10. Ad ogni modo, una volta effettuata la risintonizzazione dei canali, si può effettuare una verifica provando a visualizzare i canali di test 100 e 200: se si vede Rai1 sul canale 1 bisogna controllare che sul canale 100 appaia una scritta contenente le parole “Test HEVC Main10”; stessa cosa sul canale 200 se si vede Canale5 sul canale 5.

Come si applica lo sconto: il venditore recupera con credito d’imposta

Il venditore dovrà accedere al servizio telematico messo a disposizione dall’Agenzia delle entrate, disponibile nell’area riservata del sito web (quindi mediante Spid, credenziali Entratel/Fisconline, Cie o Cns), per trasmettere al Mise una comunicazione telematica con i dati dell’utente, del televisore e del prezzo. Per ogni comunicazione, l’Agenzia effettua le verifiche e controlla la disponibilità delle risorse. La verifica è effettuata in ordine cronologico di ricezione delle domande fino a esaurimento del plafond: il servizio telematico comunica al venditore la disponibilità dello sconto oppure l’impossibilità di applicarlo. Il venditore che applica lo sconto recupera poi l’importo come credito d’imposta. Le Entrate fanno sapere che la piattaforma dovrebbe essere operativa nel primo pomeriggio di lunedì, dopo gli ultimi test che in mattinata saranno effettuati da Sogei, partner tecnologico dell’Agenzia.

Perché si cambia: tutto nasce dal passaggio di frequenze al 5G

In base a un obbligo europeo gli operatori tv devono cedere la banda 700 MHz ai gestori di telefonia mobile 5G (operazione nota come refarming). Il passaggio al DVB-T2 si rende necessario in quanto dovrà permettere alle emittenti tv di continuare a trasmettere la stessa quantità di canali, aumentandone possibilmente risoluzione e qualità.

Rinvio del Mise: l’ultimo passaggio da gennaio 2023

Il Mise, dopo confronto con i broadcaster, ha deciso uno slittamento a fronte del ritardo con cui si sta procedendo al ricambio dei televisori. Il passaggio dalla codifica Mpeg2 all’Mpeg4 non avverrà più il 1° settembre ma gradualmente dal 15 ottobre partendo da alcuni programmi nazionali. La dismissione generalizzata dell’Mpeg2 sarà definita con un provvedimento da emanare entro la fine del 2021. Invece il secondo e definitivo passaggio, allo standard DVB-T2 con codifica HEVC Main10, non avverrà più al 30 giugno 2022 ma a partire dal 1 gennaio 2023, con possibilità e non obbligo per i broadcaster di partire anche prima.

Nella fase transitoria c’è rischio di minor qualità

Il compromesso tra governo e operatori ha portato a una soluzione complessa. Lo slittamento infatti non riguarda il «refarming» delle frequenze che, per obblighi Ue, deve restare fissato a giugno 2022. Ma questo potrebbe comportare un problema. Infatti la riduzione dello frequenze per gli operatori non sarebbe contestualmente compensata da un guadagno in termini di bit–rate possibile solo con il DVB-T2. Per alcuni operatori, anche tv locali, potrebbe esserci un problema in termini di qualità del servizio. Un rischio sottolineato ad esempio in una lettera a Mise-Agcom e Agcm dall’operatore di rete Persidera

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