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Finalmente AGCM avvia l'istruttoria contro le società telefoniche riguardo alle fatturazioni mensili

Il 7 febbraio scorso, l’Autorità ha deliberato l’avvio di un procedimento istruttorio nei confronti delle società TIM, Vodafone, Fastweb, Wind Tre e dell’associazione di categoria Assotelecomunicazioni – Asstel per accertare se tali imprese abbiano coordinato la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati dei servizi al dettaglio di telecomunicazione elettronica fissi e mobili, a seguito dell’introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi.

Secondo l’ipotesi istruttoria, il presunto coordinamento è sfociato nell’adozione di identiche modalità di attuazione dell’obbligo per gli operatori di servizi di comunicazione elettronica di prevedere per i contratti stipulati una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi su base mensile o di multipli del mese.

Fastweb, TIM, Vodafone e Wind Tre hanno, infatti, comunicato quasi contestualmente ai propri clienti che, secondo quanto previsto dalla legge, la fatturazione delle offerte e dei servizi sarebbe stata effettuata su base mensile e non più di quattro settimane e di voler attuare di conseguenza una variazione in aumento del canone mensile per distribuire la spesa annuale complessiva su 12 mesi, anziché 13.

Il supposto coordinamento tra TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre sarebbe finalizzato a preservare l’aumento dei prezzi delle tariffe determinato dalla iniziale modifica della periodicità del rinnovo delle offerte (da mensile a quattro settimane), e a restringere al contempo la possibilità dei clienti-consumatori di beneficiare del corretto confronto concorrenziale tra operatori in sede di esercizio del diritto di recesso.

Secondo l’Autorità, per raggiungere tale finalità, i quattro operatori si sarebbero accordati sulla variazione delle condizioni contrattuali comunicate ai propri clienti ai sensi degli obblighi normativi.

Il provvedimento di avvio dell’istruttoria non esclude la possibilità che l’intesa tra gli operatori telefonici abbia una durata e una portata più ampia e risalga all’introduzione stessa della cadenza delle quattro settimane dei rinnovi e all’incremento del prezzo unitario delle prestazioni offerte che ne è conseguito.

Per questo motivo, ieri l’Autorità, per tramite del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza, ha avviato alcune ispezioni nelle sedi delle società interessate e presso l’associazione di categoria.

“Finalmente sono stati accolti i nostri ripetuti esposti all’Antitrust che segnalavano una strategia convergente delle compagnie telefoniche nell’aumentare le tariffe dell’8,6%, nel sostenere che l’aumento in realtà non c’era stato, essendo la spesa annuale invariata e che si trattava di un atto dovuto per legge”, afferma Massimiliano Dona, presidente di Unione Nazionale Consumatori.

“Una convergenza decisamente sospetta. Ora resta da chiudere il capitolo dei rimborsi. Le compagnie stornino quanto hanno indebitamente incassato a partire dal 23 giugno 2017″, conclude Dona.

Soddisfatta anche Federconsumatori: “La nostra battaglia condotta a suon di esposti diffide, incontri e audizioni con esponenti del Parlamento aveva condotto all’eliminazione dell’insopportabile tredicesima mensilità. Una grande vittoria che gli operatori hanno però tentato di annullare, aumentando i costi a danno degli utenti”.

“Attendiamo ora un severo pronunciamento da parte dell’Antutrust”, dicono dall’associazione, “ma soprattutto ci aspettiamo che le compagnie telefoniche si adeguino, senza escamotages e abusi, a quanto disposto dal DL Fisco, applicando sì la fatturazione a 30 giorni, ma senza applicare aumenti ingiustificati, motivati esclusivamente dalla volontà di non rinunciare ai maggiori introiti che avrebbero ottenuto fatturando ogni 20 giorni”.

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